La prima lezione di vita del flamenco a Jerez (versione Filippo)

frame Clip #52 Lagar Parrilla copyTutto è iniziato un sabato di novembre del 2012. Pioveva, e al Lagar Tio José Parrilla di Jerez de La Frontera io e il mio amico chitarrista Stefano abbiamo assistito al nostro primo spettacolo della nostra avventura in Andalusia alla ricerca del senso del flamenco. Questo è un frame del video che ho girato quella sera, che mostra qualcosa di quello che in quel momento non sapevamo ancora sarebbe poi diventato il progetto del film Flamenco sin Fronteras.

Eravamo arrivati a Jerez de La Frontera la sera precedente, ma troppo tardi per cercare già un po’ di flamenco, di cui sapevamo che la città fosse una delle culle e che era il motivo del nostro viaggio. A causa di un rocambolesco atterraggio all’aeroporto di Malaga per maltempo su quello di Siviglia, dove avremmo dovuto atterrare, siamo arrivati nella capitale dell’Andalusia in treno e da lì abbiamo proseguito per Jerez con la macchina in affitto che avevamo prenotato, non avendo convinto l’autonoleggio della cittá di atterraggio a cambiarci l’aeroporto di presa in carico dell’auto, nonostante anche a Malaga ci fosse un noleggiatore della stessa compagnia.

Anche per la sensazione di esserci persi una serata buona per le esibizioni, quella del venerdì, il sabato eravamo dunque particolarmente affamati di flamenco e volevamo recuperare dopo l’inizio un po’ sfortunato. Il tablao Parrilla ce lo aveva consigliato tra le opzioni per un buon spettacolo José della Libreria Flamencos de Tombuctu, con il quale la mattina avevamo avuto una lunga conversazione di cui poi racconterò. Essendo la nostra prima volta a Jerez (ma non in Andalusia) e non avendo trovato altri eventi flamenco gratuiti per la serata, abbiamo pagato un po’ a malincuore il nostro biglietto di ingresso e siamo entrati in quello che ci è sembrato subito un locale molto tipico, di una famiglia di artisti flamenco, i Parrilla appunto. Nel prezzo avevamo inclusa una consumazione e perciò abbiamo chiesto al bancone un vino rosso, che per la verità ricordo come forse il peggior vino bevuto in Andalusia: ce lo servirono freddo, dal frigorifero (a novembre!) e forse non era il Rioja che avevamo chiesto. Ci siamo seduti ai tavoli con le tipiche sedie impagliate e colorate, e piano piano il locale si è riempito di stranieri. Probabilmente non c’era uno spagnolo tra il pubblico, quasi sicuramente neanche un andaluso, a parte i gestori del locale. Da questi primi segnali avevamo avuto la sensazione di essere incappati in uno spettacolo per turisti, proprio la situazione che volevamo evitare, e questo all’inizio ci mise un po’ a disagio.

Ma appena il chitarrista iniziò a suonare con un “compas” (ritmo) incredibile, il cantante a intonare versi incomprensibili ma appassioanti con la sua vociona bassa e roca, e le ballerine ad alzarsi in piedi per le loro esibizioni, capimmo che pur in un programma studiato e preparato, quella sera stavamo assistendo a quello che per noi fu il primo emergere della forza e direi della fierezza del flamenco. Avremmo poi avuto modo di conoscere più avanti alcuni di quegli artisti, in particolare il chitarrista Jesus e il cantante Luis, ma di questo diremo più avanti. Questa infatti è stata solo la partenza del nostro primo viaggio e questo articolo l’inizio del nostro racconto. Il nostro piccolo merito forse è quello di averla considerata come una “iniziazione”, di aver accettato la sfida che quegli artisti indirettamente ci lanciavano: andare oltre agli spettacoli a pagamento, oltre ai programmi, come loro stessi stavano facendo pur in un contesto programmato, e come ho fatto io in seguito con la mia vita a Jerez, perché pur in quell’esibizione a cui stavano assistendo forse solo turisti frettolosi, si intravedeva già che il flamenco non è solo uno stile musicale ma molto di più.

Cosa sia davvero il flamenco non ho la presunzione di dirvelo io, ma ho tentato di scoprirne diversi aspetti e di farlo raccontare alle molte persone che lo vivono e che ho incontrato in Andalusia a partire da quella sera, e che potrete vedere nel film Flamenco sin Fronteras se ne sostenete anche economicamente la sua realizzazione. Ve lo chiedo perché prima le riprese e ora il montaggio mi stanno costando molto lavoro, per le tante immagini girate nei mesi successivi a quella sera, ma soprattutto perché le testimonianze di tutti questi protagonisti hanno un grande valore ed è difficile tagliarle: per questo finito il film vorrei realizzare anche una serie in episodi. Intanto, con la consapevolezza di essere ancora in ricerca, ricordo con piacere quella notte al Lagar Parrilla come punto di partenza di un viaggio di scoperta unico che voglio condividere. Seguite e diffondente anche voi questo e i prossimi racconti, donate e prenotate una copia del film, se volete partecipare. Sia che non ne sappiate niente, sia che pensiate di saperne già molto, sia che crediate che il flamenco non vi riguardi, sono convinto che le persone che ho incontrato arriveranno dritte al cuore di ognuno e sapranno coinvolgervi come è successo a me.

Leggi anche il racconto di Stefano (versione S) di questa prima storia, con altri dettagli.

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